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Guide: Fabrizio Manoni

Diventato Guida Alpina poco più che ventenne, ha scalato moltissimi itinerari di estrema difficoltà delle Alpi, dalla Nord dell’Eiger, al Pilone Centrale del Monte Bianco, dalle Dolomiti al Pizzo Badile.

Ha scalato centinaia di vie e centinaia di montagne. Elenchiamo soltanto alcune sue realizzazioni. Nel 1979, agli albori della tecnica moderna di scalata su ghiaccio ed a soli 16 anni di età scala con un amico ancora più giovane la via degli svizzeri sulla nord delle Courtes, ancora oggi una via di ghiaccio di tutto rispetto. Ma è’ solo l’inizio di una lunga carriera.

L’anno successivo sale in solitaria la via Desmaison, valutata di 6° grado, sulla parete ovest dei Grands Charmoz. Ancora in arrampicata solitaria seguiranno molte delle classiche delle alpi Lepontine,  lo sperone Frendo all’A. du Midì partendo a piedi da Chamonix, il concatenamento dei tre Pilastri del Mont Blanc du Tacul, la lunga cresta sud della A. Noire in poco più di due ore e la parete Nord del Cervino in sole 4 ore.  Ha aperto nuove vie in inverno sulla parete Nord del Fletschorn e sulla vergine parete est della Weissmies, e ha percorso in una corta giornata di tardo autunno la lunghissima cresta integrale delle Grand Jorasses.

Nelle Ande ha scalato in solitaria e senza corda la diretta all’Allpamajo e sempre in solitaria la  vertiginosa sud dell’Oschapalca (entrambe vette che sfiorano i 6000 metri).

Nel 2003 ha vinto il prestigioso premio “Consiglio” del Club Alpino Accademico salendo  in prima assoluta la lunghissima cresta sud del Nevado Copa (6200 metri) durante un programma di addestramento delle locali guide alpine peruviane della scuola Don Bosco.

In Himalaya ha scalato in prima assoluta in stile “capsula” la mitica parete Nord dello Sciviling (6543 metri), 9 giorni consecutivi in parete impresa premiata al Film festival di Trento nel 1986 e riportata su libri scritti da alpinisti di fama internazionale.

Ancora in Himalaya tenta in rigoroso stile alpine lo sperone sud del Nuptse (7850 metri), la parete nord del Talay Sagar (6950 metri) e gli 8200 metri del  Cho Oyo. Senza alcun aiuto esterno, senza Sherpa, senza ossigeno e senza corde fisse scala il Makalu che con i suoi 8461 metri è la quinta montagna della terra, dopo averne tentato per 42 giorni l’inviolata parete ovest. Durante la discesa sopravvive assieme ai suoi compagni di scalata ad un bivacco all’addiaccio a 8000 metri di quota.  Nella primavera 2007 è stato sul versante nord dell’Everest dove ha mancato di un soffio la vetta ed  è stato costretto ad un bivacco a 8550  metri di altitudine senza tenda, sacco a pelo e senza ossigeno. E’ uno dei pochi alpinisti al mondo ad essere sopravvissuto ad un bivacco simile, quasi alla quota della vetta del K2.

Sulle alpi oltre alle scalate già citate, a cavallo del nuovo millennio  e quasi sempre con l’alpinista accademico Maurizio Pellizzon apre numerose vie nelle gole di Gondo e su altre montagne ossolane. Un esempio fra tutte la via “L’urlo della Poiana” sulla selvaggia e lontanissima parete ovest del Pizzo Pioda. Alpinista eclettico passa ancora oggi dalle salita in alta quota alle falesie di arrampicata sportiva. Ultime realizzazioni sono nel  2008 la via Cassin al Badile in 2 ore e mezza (4 ore e 40 minuti no stop con partenza dal fondovalle), e poi vie nuove sulla roccia delle alpi Lepontine sul versante nord del Cistella, sui versanti est e sud del Fizzi e  una bella via sulla strapiombante parete sud est delle Piodelle, una montagna di 3088 metri sopra la conca del Veglia.

Nel 2011 apre 2 difficili vie nuove di ghiaccio e misto su due cime di poco sotto i 6000 mila metri nel gruppo del Nevado Santa Cruz, nelle Ande peruviane. Compagni in queste realizzazioni spesso le guide alpine Enrico Rosso di Biella e Paolo Stoppini del gruppo guide di Macugnaga.

Con loro nel febbraio 2012 un tentativo, naufragato per il mal tempo, di attraversata per cresta del cordon Mariano Moreno, all’interno dello Hielo Continental, nelle ande patagoniche.


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