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Guide: Paolo Stoppini

Guida Alpina di Macugnaga nato a Vanzone con S.Carlo (VB), attualmente vive a Mozzio una frazione del comune di Crodo in Valle Antigorio Formazza.

Dopo anni di attività nella corsa in montagna, si avvicina all’alpinismo quasi vent’enne e, in poco tempo, realizza numerose salite sia di roccia che di ghiaccio spaziando dalle Alpi Occidentali alle Dolomiti.
Nel 1990 con Fabrizio Manoni, in pieno inverno, apre una nuova via sullo sperone sud della Weissmies (4036m), probabilmente l’ultimo pilastro di quelle dimensioni (c.a. 1000 m di altezza) rimasto inviolato nell’intero arco alpino.

Nel Luglio 1994 vince l’Alpin Triatlon al Mottarone a pari merito con l’amico Fabrizio Manoni, ma, qualche giorno dopo, in parete, la caduta di un sasso gli procura lo schiacciamento e distaccamento del primo e secondo dito del piede sinistro.
Grazie ad un delicato intervento chirurgico le dita gli vengono riattacate ma segue un lungo periodo di riabilitazione.

Dopo otto mesi riesce a camminare
Nell’ Aprile del 1996, in California, in pochi giorni con compagni diversi raggiunge due volte, attraverso due differenti vie, la cima del Capitan, il famoso monolito di 1000m di altezza nella Yosemite Valley.
Ricomincia a frequentare regolarmente le montagne con un occhio di riguardo al suo piede sinistro, divenuto estremamente sensibile al freddo.

Nei periodi estivi degli anni seguenti, oltre a nuove vie di arrampicata nelle gole di Gondo e nella zona dell’Alpe Devero, firma due nuove vie sul pilastro S-E del Piccolo Fillar e sulla parete S del Pizzo Bianco; su tali pareti, assieme al Triangolo della Jazzi, alla fine degli anni ‘50 era stato introdotto il VI grado nel bacino del M. Rosa sopra Macugnaga.

In inverno si dedica alle cascate di Ghiaccio con numerose prime salite - in linea con il nuovo fenomeno emergente dell’Ice Climbing - e, proprio seguendo una sottile linea di ghiaccio effimero, gli riesce una nuova via sulla parete Nord del M. Giove (3009m) in alta Valle Formazza. Molte sono anche le grandi pareti nord delle Alpi che lo vedranno impegnato in questo periodo.

Nel 1998 partecipa alle selezioni per Aspiranti Guida Alpina e viene ammesso al corso nazionale che supererà senza intoppi: dopo due anni di aspirantato, diventa Guida Alpina. Alla passione e al tempo dedicato all’attività di Guida Alpina, continua ad alternare l’attività alpinistica personale e, approfittando degli inverni più miti e poveri di neve di quegli anni (2002-2003), compie le prime salite invernali della Direttissima al Mittellruch (3200m) e Nuovo Millenio alla Punta della Rossa (Rothorn 2887m)

L’inizio del 2003 lo vede impegnato nella preparazione di una spedizione in Peru’: per affinare l’allenamento sale alcune delle più impegnative cascate di ghiaccio nella zona di Tarvisio e nella vicina Slovenia e, di ritorno, raggiunge poi Chamonix sotto il M.Bianco dove, in sole 9 ore, percorre la via Jinnat-Jekson alle Droit
Tra Luglio e Agosto in Perù nella Cordillera Huayuash sale l’inviolato pilastro S-E dell’Irishanca (6100 m).
Nell’estate 2004 realizza una “Maratona Verticale” salendo, in 12 ore, 36 tiri di corda  concatenando le cinque piu’ importanti pareti delle Gole di Gondo.

Nel cuore del Madagascar nell’ottobre 2004, apre una nuova via sul Monte Tsaranoro e due anni dopo torna per una nuova apertura sulla parete Sud del Mitsinjoarivo. Fra l’una e l’altra avventure verticale sull”Isola Rossa”in un viaggio in Sud America sfruttando i rari spiragli di bel tempo, gli riesce la seconda ripetizione della via Potter Dewis all’Aguia Poincenot nella Patagonia Argentina e un mese dopo, con compagni diversi, apre una nuova via sulle pereti di arenaria vetrificata dell’Acopan Tepui nella foresta Amazzonica a cavallo tra Venezuela e Brasile.

Nella primavera del 2007 torna nella Yosemite Valley per scalare, sempre sul Capitan, prima la Salathe’ Wall (la via su granito considerata la piu’ bella al mondo), e subito dopo la parete del Washington Column ove rimarrà due giorni in equilibrio precario su scalette e microancoraggi in arrampicata artificiale.
Nelle prime tre settimane del 2008 risale un fiume nel nord del Laos alla ricerca di una parete che si rivelerà però inscalabile e, nell’autunno successivo, apre due nuove vie nel massiccio dell’Ala Daglar ad est di Ankara in Turchia.

Sul finire dell’estate 2009 realizza con l’amico Fabrizio Manoni una salita in velocità della via Cassin al pizzo Badile in val Bregaglia in 2h 40’. L’autunno 2009 è la volta del deserto dove, in Mali, apre una nuova verticalissima via sull’Akuna Mata, castello di arenaria geologicamente del tutto simile ai Tepui scalati in Venezuela ma in ambienti completamente opposti: da una parte clima umido e piovoso con ricca vegetazione tipica della Foresta Amazzonica, dall’altra caldo secco e ventoso con radi cespugli spinosi in questa zona al margine meridionale del Sahara. Nel giugno 2011 partecipa come alpinista alla spedizione Fila Perù 2011 nel corso della quale vengono aperte due nuove vie nel gruppo del Nevado Santa Cruz (6241m) nella Cordillera Blanca.

Nel Febbraio 2012 partecipa come alpinista alla spedizione Fila Patagonia 2012, con in programma il tentativo di concatenare la cresta lunga 25km del Cordon Mariano Moreno nello Hielo Continental Sur; obiettivo che non viene raggiunto a causa del persistente brutto tempo. L’apertura di nuove vie sul versante nord del monte Cistella (2880 m), sulla Parete est del Pizzo delle Piodelle (3080 m) all’Alpe Veglia, sulla cima Fizzi e Crampiolo (2800m) all’Alpe Devero e sulla bastionata al Lago di Agaro (1600 m),  apre un nuovo palcoscenico per gli arrampicatori su pareti ancora inesplorate, a dimostrazione di una grande passione rivolta all’esplorazione sulle montagne delle valli ossolane e non solo in zone remote del mondo. Convinto che l’arrampicata non possa essere una semplice prestazione sportiva ma che puo’contribuire anche al benessere psicofisico di chi la pratica, negli ultimi anni ha chiodato due falesie a 2000 m di quota a Codelago (Alpe Devero) e in Valle Vannino (Val Formazza): mete ideali per chi vuole godere dell’arrampicata lontano dalla calura estiva e dalla ressa delle palestre di fondovalle. Ha alternato aperture sia di difficili itinerari sia di nuove vie facili, introducendo una nuova filosofia di chiodatura, con l’obiettivo di creare un terreno sul quale anche l’arrampicatore non di alto livello possa godere appieno del piacere di arrampicare e di stare in perete su difficoltà contenute con l’opportunità poi di scegliere tra vie ben protette e vie con protezioni da integrare propedeutiche, quest’ultime, alle future vie in montagna.

Crede che la montagna e le grandi pareti siano lo specchio dell’anima e mettano a nudo la vera personalità di ognuno, in esse ha inoltre trovato la possibilità di misurarsi con sé stesso. L’alpinismo esplorativo, volto alla ricerca di nuove pareti in regioni del mondo remote e poco conosciute, è diventato per lui lo stimolo a viaggiare ed un’occasione per entrare in contatto con nuove culture, popoli e modi di vivere: belle esperienze accompagnate dalla grande emozione provata sempre nel salire pareti inviolate seguendo una linea dettata dal proprio intuito.

Negli ultimi anni è protagonista di molte conferenze durante le quali sono proiettati filmati e immagini dei suoi viaggi esplorativi e delle sue salite.


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